Il morbo di Monduz

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DENARO, DONNE, DIO.

Amo il denaro, strumento di libertà che sta in tasca.

Amo le donne, emozioni viventi, sempre a un centimetro dal farsi capire.

Amo D’io l’assoluto: un apostrofo rosa tra le parole “mi amo”.

 

Alla nascita, siamo tutti inesperti di seduzione. Siamo giusto in grado di sedurre la mamma: ma questo non conta. La seduzione, quella vera, prima o poi ci farà cadere in un trabocchetto. Quando arriva, sono dolori. Tutti ci abbiamo lasciato le penne, almeno una volta. Qualcuno ci si rassegna. Qualcun altro ci si fa frate. Qualcuno se la lega al dito. Studia, almanacca, si scombina. Tutto perché vuole «rifarsi». La reazione di un uomo può arrivare agli estremi: allestisce harem, serragli e pollai. Così nasce il famigerato «Morbo di Monduz». Chi osserva da fuori, nota soltanto gli aspetti esteriori del Morbo, ma non ne capisce l'essenza. Questo gran daffare per avere tante donne intorno, non è per spassarsela: è un tentativo di cura. Il paziente lotta costantemente contro una fissazione sempre in agguato: l'amore per una donna sola. Sarebbe la sua capitolazione, la caduta nel versante femminile del Morbo: il gioco di lei. Normalmente, una donna la si sbriga in qualche settimana. È un tempo ragionevole, per smantellare il suo castello di seduzione. Ma ci sono casi difficili, e il rapporto si allunga. Certi casi disperati, li si porta a casa, per sbrogliarli con calma. Con questa logica, si può arrivare al matrimonio. La seduzione è una nobile arte, simile al judo. Se vuoi arrivare alla cintura nera, devi fare esperienza. L'ultimo DAN maschile è la costituzione di un harem. Ma non ci arriva quasi nessuno: c'è sempre una donna d'intralcio. Già, lei vuole battere proprio «quell'uomo»: in questo consiste l'ultimo DAN femminile!

Estratti dal libro