L’aceto dei sette ladri

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Presentazione

Narra Giacomo Casanova, che la sera stessa della fuga dai Piombi si recò in un’osteria per gustarsi una frittata condita con quel fantastico aceto. Tutto qui. Cominciai una serrata ricerca sul WEB, rimbalzato da una biblioteca all’altra, ficcandomi talvolta nei vicoli ciechi di siti inesistenti. Ma, grazie alle ricerche, sono in grado di dirvi che l’Aceto dei Sette ladri fu inventato in occasione della peste di Tolosa, nel 600, da alcuni ladroni che approfittando della situazione disastrosa andavano a rubare nelle case degli appestati senza contagiarsi… la leggenda vuole che si cospergessero il corpo con un portentoso aceto ottenuto per macerazione di segrete spezie e piante medicamentose. Si pensava dunque che il suddetto intruglio avesse proprietà miracolose. Questo aceto in realtà teneva lontani dai ladroni ratti, topi e pantegane, responsabili della diffusione del morbo. Ma la fama del portentoso aceto si diffuse per tutto il settecento, tanto che, stando al Casanova, lo si usava persino come condimento… presumo in una versione mitigata, visto che la formula originale, da me provata personalmente, si era rivelata così pestilenziale da tener lontani non soltanto i topi... sì, perché della formula ce ne sono in giro parecchie versioni, una più speziata dell’altra. C’è chi tuttora la usa come antidoto per gli svenimenti femminili… ma ci sono donne che svengono ancora?

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Questa è una storia semplice e vera, fatta apparentemente di nulla: la ricerca di uno storico intruglio che porta alla riscoperta di sapori antichi, dei valori dimenticati della terra… ma è anche un riconciliarsi con la dimensione del tempo, lasciato scorrere sui propri disegni, sulle proprie ambizioni… Il tempo, che prima o poi ci spazzerà via, dandogli spazio ci concede l’opportunità di comprendere i valori dei sentimenti e dell’amicizia. Amare ed essere amati ci affranca misteriosamente dalla nostra effimera condizione umana e ci rende, per un istante, immortali.

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L’aceto dei 7 ladri l’ho prodotto davvero, per ora solo per i miei amici. Ne ho realizzato una versione personalizzata, ottenuta dopo un’infinità di prove, partendo dalla formula originale trovata sul WEB in una biblioteca spagnola, che riportava quella ideata durante la peste di Tolosa del ‘600, rivisitata dagli speziali di Firenze e citata dal Casanova nella Fuga dai Piombi. Ha un suo sapore forte, speciale, che ricorda l’emozione di quando da ragazzo entravo nella cantina dei nonni, in campagna. Un profumo antico, autentico, robusto. È particolarmente indicato per chi non accetta di vivere la vita come una brodaglia e considera il mangiare un’esperienza forte, decisa, un “corpo a corpo” col cibo.

Prima o poi mi deciderò a metterlo in commercio, per ora ne ho soltanto depositato il marchio.